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Ernia del disco lombare.

Hai fatto una risonanza e ti hanno trovato un'ernia L4-L5 o L5-S1, e quella parola è suonata come una sentenza. Qui vediamo perché nella maggior parte dei casi non c'è motivo di preoccuparsi, cosa non fare e cosa fare davvero.

Se sei finito in questo articolo, probabilmente è perché sospetti di avere un'ernia del disco L4-L5 o L5-S1. O magari hai fatto una risonanza e sai già di averla.

Bene, in questo articolo, che in realtà è più una guida completa, parleremo invece di come risolvere il mal di schiena lombare.

Eh? Mi prendi in giro?

Assolutamente no. Seguimi attentamente e capiremo insieme il perché di quello che ti ho detto.

Segui l'articolo con attenzione, e capirai come nella maggior parte dei casi non ci sia bisogno di preoccuparsi: ti serviranno solo un po' di pazienza e voglia di metterti in gioco. E suppongo tu ce l'abbia, a meno che tu non voglia tenerti il mal di schiena.

Iniziamo.

Cos'è l'ernia del disco L4-L5 o L5-S1.

Con il termine ernia, in generale, si intende la fuoriuscita di un contenuto dalla cavità che normalmente lo racchiude.

Nel caso dell'ernia del disco parliamo della fuoriuscita del nucleo polposo, normalmente situato all'interno dei dischi intervertebrali.

A livello della nostra colonna, tra una vertebra e l'altra, troviamo il disco intervertebrale, costituito da anelli fibrosi: simile a un CD, poco più spesso ma con la stessa forma. Al centro c'è una sostanza gelatinosa che prende il nome di nucleo polposo, e che serve al nostro corpo per ammortizzare gli urti e le costanti sollecitazioni a cui la schiena è sottoposta.

Per molteplici motivi può verificarsi che l'anello fibroso si deteriori e il nucleo polposo fuoriesca dalla sua cavità, appunto "erniando".

Nel 90% dei casi questo succede tra la quarta e la quinta vertebra lombare (L4-L5), o tra la quinta lombare e l'osso sacro (L5-S1): ecco perché quando si parla di ernia del disco ci si riferisce quasi sempre a quella lombare.

Illustrazione anatomica in sezione di due vertebre lombari con il disco intervertebrale, l'anello fibroso, il nucleo e la radice nervosa

  • Il disco sta in mezzoTra un corpo vertebrale e l'altro. Fa da cuscinetto e da distanziatore.
  • Un anello fibroso con un nucleo dentroFuori le lamelle concentriche resistenti, dentro un nucleo più morbido. L'ernia è quando parte di quel nucleo spinge oltre l'anello.
  • Non è un cuscinetto passivoSi nutre per scambio di liquidi, e quello scambio funziona col movimento. Ecco perché il riposo prolungato è la cosa peggiore per un disco.
  • Dietro passa la radice nervosaQuando l'ernia la tocca, il dolore scende nella gamba. Ma nella maggior parte dei casi il disco si riassorbe da solo col tempo.

Illustrazione anatomica realizzata su misura per Wild Human.

Il disco visto per quello che è. Non una guarnizione che si consuma e basta: un tessuto vivo che si nutre di movimento e che, nella maggior parte dei casi, si riassorbe da solo con il tempo.

I sintomi.

I sintomi più frequenti in caso di ernia del disco L4-L5 o L5-S1 sono:

  • dolore nella zona lombare, il classico mal di schiena basso;
  • alterazioni della sensibilità come formicolii, intorpidimenti o sensazioni di bruciore lungo il decorso del nervo interessato. Spesso si parla di sciatalgia, cioè dolore lungo il nervo sciatico: gluteo, coscia posteriore, polpaccio;
  • riduzione della forza nel territorio muscolare innervato dal nervo in questione.

I sintomi più frequenti sono dovuti alle ernie posteriori, in quanto vanno a toccare, o nei casi più importanti a comprimere, ciò che si trova posteriormente, ovvero le radici nervose.

Quindi è molto importante comprendere come non sia l'ernia in sé a creare dolore, bensì ciò che essa va a toccare. Un'ernia discale anteriore, per esempio, non darà grossi problemi perché non interessa il sistema nervoso.

Mi devo preoccupare della mia ernia?

Bene, puoi fare un sospiro di sollievo.

Avere un'ernia non è assolutamente sinonimo di dolore. E ti dirò di più, non è vero neanche il contrario: avere dolore alla schiena non significa che tu abbia un reale problema strutturale.

Gli studi ce lo confermano. Se prendessimo delle persone di mezza età senza alcun dolore alla schiena e facessimo a tutte una risonanza magnetica, vedremmo una cosa sorprendente.

Quante persone senza dolore hanno alterazioni in risonanza 100%75%50%25% 37%52%68% 80%88%93%96% 20 anni3040 50607080 PERSONE SENZA ALCUN MAL DI SCHIENA CHE MOSTRANO DEGENERAZIONE DISCALE
Il dato che dovrebbe circolare di più. Queste sono tutte persone che non hanno alcun dolore. A 40 anni due su tre hanno già una degenerazione discale, e circa un terzo una protrusione, senza saperlo. Trovare un'alterazione in risonanza non significa aver trovato la causa del tuo dolore.

Purtroppo siamo cresciuti in un ambiente in cui ci è sempre stato insegnato che dolore uguale danno. Ma gli studi ci dicono che non è così.

Il fatto che ti abbiano diagnosticato un'ernia al disco non comporta che tu debba necessariamente avere dolore alla schiena. Come hai visto, ci sono persone che girano felici e ignare di avere i dischi degenerati.

Vale la pena aggiungere una cosa: la causa principale dell'ernia è l'invecchiamento. È un normale segno di aging, al pari dei capelli bianchi o delle rughe. Non è la punizione per un movimento sbagliato che hai fatto tre anni fa.

C'è un modo per far rientrare l'ernia?

Se parliamo in senso letterale, non si può far rientrare un'ernia. Possiamo paragonare la fuoriuscita del nucleo polposo a quella del dentifricio dal tubetto: sappiamo tutti che è impossibile rimetterlo dentro.

Ma se parliamo di riassorbimento del disco, la risonanza ci dice che è assolutamente possibile. Anzi, nella maggioranza dei casi è proprio quello che succede.

Uno studio del 2017 ha osservato che circa il 66% dei pazienti con ernia al disco non trattati chirurgicamente presenta evidenti segni di riassorbimento nelle risonanze di controllo fatte a distanza.

Deve essere chiaro che le ernie non durano una vita intera: nella maggior parte dei casi evolvono naturalmente verso una risoluzione spontanea, osservabile sia con la diminuzione dei sintomi sia con le indagini strumentali.

Paradossalmente, la ricerca ha mostrato che più l'ernia è voluminosa, più alte sono le probabilità che si riassorba spontaneamente. Sembra controintuitivo, ma ha una logica: più materiale sporge fuori dal disco, più il sistema immunitario lo riconosce come estraneo e lo smaltisce.

Quindi inizi a capire che avere un'ernia non è assolutamente sinonimo di condanna:

  • la maggior parte delle persone ce l'ha senza saperlo;
  • nella maggior parte dei casi si riassorbe spontaneamente;
  • se ce l'hai, non significa che il tuo dolore sia dovuto a quello.
[ Prima di continuare ]

Se non è l'ernia, allora cos'è?

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Le 5 cose che NON devi fare.

Abbiamo visto che in presenza di un'ernia si può, e anzi si deve, condurre una vita normalissima. Tuttavia ci sono alcune cose che andrebbero evitate.

1. Non devi spaventarti

La prima cosa da evitare è l'instaurarsi della cosiddetta chinesiofobia: la paura del movimento, una condizione che spesso si sviluppa dopo un infortunio o una diagnosi come questa.

Il nostro corpo ha bisogno di muoversi in qualsiasi condizione si trovi. Se ci facciamo spaventare dall'ernia e instauriamo la paura del movimento, stiamo semplicemente aggravando la situazione: più stiamo fermi, più il nostro corpo peggiora.

La chinesiofobia insorge principalmente per tre motivi: credenze sbagliate da parte nostra, credenze sbagliate di alcuni professionisti sanitari, e scarsa informazione.

2. Non devi stare a riposo

Fino a qualche decennio fa si credeva che l'ernia fosse causata da movimenti sbagliati, posture scorrette e sollevamento di carichi. Quindi chi la riceveva in diagnosi tendeva a stare fermo.

Oggi sappiamo che i fattori che favoriscono l'ernia e i sintomi associati sono l'esatto opposto: stare molte ore seduti, assenza di attività fisica, sedentarietà, una schiena debole, e non essere preparati ai movimenti della vita di tutti i giorni.

Inoltre restare fermi induce il cervello in una modalità difensiva: avendo paura di muoverci, predisponiamo il corpo a temere il movimento stesso, e ogni gesto ci sembrerà dannoso.

In una parola: rimani attivo.

3. Non affidarti solo agli antidolorifici

"Ho un mal di schiena tremendo. Ora prendo un antidolorifico e torno come nuovo." Hai mai fatto questo ragionamento?

Siamo stati educati a pensare che una volta sparito il dolore il problema sia risolto. Ma un farmaco antidolorifico, in questa situazione, cura solo il sintomo e non la causa: svanito l'effetto, il dolore torna. E un utilizzo prolungato ha i suoi effetti collaterali, soprattutto su stomaco e intestino.

Quello che devi capire è che l'antidolorifico non guarisce l'ernia: maschera la condizione. Il che non significa che sia sempre sbagliato prenderlo. Nella fase acuta, se un farmaco ti permette di restare in movimento invece di stare bloccato a letto, sta facendo esattamente il suo lavoro. Il problema è usarlo come strategia unica per mesi, e questa è una valutazione da fare con il tuo medico.

4. Non pensare che sollevare pesi o fare sport peggiori la situazione

Un articolo pubblicato sul BMJ Open ha suggerito che la disabilità legata al mal di schiena è in parte indotta dal sistema sanitario stesso.

Ricevendo consigli del tipo "il tuo disco è danneggiato", "questa parte è consumata", "hai un nervo schiacciato", "devi stare attento a quando ti pieghi", le persone diventano ansiose e piene di paura, e iniziano a evitare di fare le cose. A quel punto la loro vita è in trappola.

La nostra schiena è una delle strutture più forti che abbiamo, e anche in presenza di ernie discali può, e anzi deve, essere allenata e sollecitata.

Immagina la schiena come una lattina: se la lattina è vuota, cioè muscoli deboli, viene schiacciata facilmente. Se invece è piena, con muscoli forti e robusti, difficilmente riesci a schiacciarla.

Gli erettori spinali funzionano da ammortizzatori attivi: una schiena debole e non allenata scarica più carico sui dischi. Se invece la alleniamo progressivamente, resterà in ottima salute e il decorso di riassorbimento ne beneficerà.

5. Non rinunciare a tutto quello che facevi prima

In sostanza, tutti i consigli di questo articolo possiamo riassumerli in una frase: non rinunciare a tutto ciò che facevi prima.

Se iniziamo ad avere paura di riprendere le attività di prima, come pensi che si senta il cervello? Si sentirà in una situazione di pericolo, e manderà segnali di difesa: irrigidirà i muscoli, aumenterà il dolore, rallenterà i processi di guarigione.

Al contrario, se continuiamo a fare le attività di sempre con i giusti accorgimenti, stiamo dicendo al nostro cervello che può stare tranquillo. E la centralina, recepita l'informazione, smetterà di mandare segnali di allerta.

Sport, pesi e lavoro.

Quale sport dovrei scegliere?

Dati alla mano, in letteratura non viene indicato nessuno sport specifico, perché si è visto che nessuno è meglio di un altro. Nemmeno il nuoto, grandissimo falso mito: l'assenza di gravità in acqua garantisce alla schiena stimoli decisamente minori, e quindi meno utili per rinforzarla.

Quindi, appurato che nessuno sport è vietato a priori e nessuno è migliore di un altro, quello che dovresti fare è tornare il prima possibile allo sport che facevi prima, reintroducendolo gradualmente. È ovvio che non ripartirai correndo una maratona, ma puoi fare un reinserimento progressivo verso il livello a cui eri abituato.

Gli studi ci dimostrano che chi sostiene almeno 150 minuti di attività fisica a settimana ha probabilità decisamente superiori di risolvere il suo dolore alla schiena.

Posso tornare a lavoro?

Sì, e prima è meglio è. La ricerca ha dimostrato che le persone con mal di schiena che tornavano quanto prima a una condizione lavorativa normale risolvevano il loro mal di schiena in tempi decisamente più rapidi.

Questo perché tornando alle attività quotidiane succedono due cose: distogliamo l'attenzione del cervello dal dolore, ed evitiamo di instaurare la chinesiofobia.

Cosa fare davvero.

Innanzitutto avrai capito che il problema non è "cosa fare per guarire l'ernia", dato che ce l'hanno anche i sani, ma "cosa fare per migliorare il mal di schiena".

E qui dobbiamo distinguere due fasi.

In fase acuta

È la prima fase, immediatamente successiva all'insorgenza del dolore: quello che generalmente viene chiamato colpo della strega, con dolore acuto in zona lombare, difficoltà a muoverti o piegarti, a volte formicolio lungo la gamba.

In questi casi può essere utile un breve periodo di riposo relativo, 12 o 24 ore, per dare tempo alla muscolatura di rilassarsi. Dopo di che puoi cominciare con qualche leggero esercizio di allungamento, con l'obiettivo di rilasciare le tensioni.

Nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi hanno un decorso ottimale: si risolvono da soli.

In fase cronica

Come ci suggerisce la letteratura, il mal di schiena nel 95% dei casi è aspecifico: non si può risalire a una causa certa. Ed è causato da una moltitudine di fattori, che vanno affrontati secondo il modello bio psico sociale.

Quindi non dobbiamo dare importanza solo alla sfera biologica (tessuti, muscoli, ossa, ernie) ma anche e soprattutto alla sfera psico sociale: stress, tensioni, ambiente lavorativo, relazioni.

Il lavoro si articola su tre fronti:

  • Lavoro specifico sulla zona. Rinforziamo i muscoli della schiena, che sono gli ammortizzatori attivi, togliendo carico al disco. E diamo un chiaro segnale al corpo che lì è tutto a posto: "sto facendo esercizio in questa zona e non succede niente, perché mi mandi dolore?".
  • Lavoro generale. Attività fisica regolare, forza costruita con gradualità, movimento quotidiano.
  • Lavoro sui fattori di contesto. Sonno, stress, carico emotivo: sono quelli che spostano di più nel dolore persistente, e sono quasi sempre i più trascurati.

Se vuoi il quadro completo sul mal di schiena, l'ho scritto nelle 10 verità che chiunque dovrebbe sapere.

Dovrò subire un'operazione?

Nella grande maggioranza dei casi, no. Il percorso conservativo, fatto di movimento graduale e gestione dei fattori di contesto, è la prima strada e funziona nella maggior parte delle situazioni.

Ci sono però condizioni in cui la valutazione chirurgica è necessaria, e vanno riconosciute:

  • perdita di forza progressiva a una gamba, per esempio il piede che cede;
  • dolore severo che non risponde a nulla dopo mesi di trattamento conservativo ben condotto;
  • perdita di sensibilità nella zona genitale o perineale, difficoltà a controllare urina o feci: sono i segni della sindrome della cauda equina, ed è un'emergenza da pronto soccorso.

Fuori da questi casi, la decisione va presa con calma e con uno specialista, sapendo che il tempo, nella maggior parte delle ernie, gioca a tuo favore.

In conclusione.

Se dovessi portarti a casa tre cose da questo articolo, sarebbero queste: l'ernia ce l'hanno anche moltissime persone senza dolore, nella maggior parte dei casi si riassorbe da sola, e la cosa peggiore che puoi fare è smettere di muoverti per paura.

La tua schiena è molto più robusta di quanto quel referto ti abbia fatto credere.

Ci leggiamo alla prossima,
Rob 🙂

[ Il passo successivo ]

Il referto dice una cosa. Il tuo corpo ne dice un'altra.

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Roberto Bombagi

Roberto Bombagi

Fisioterapista e divulgatore scientifico

Da diversi anni mi occupo di divulgare salute e benessere generale, traducendo la ricerca scientifica su dolore, sonno e stress in cose che puoi applicare davvero, senza scorciatoie e senza allarmismi. La salute non è questione di genetica: con le scelte quotidiane puoi fare molto più di quanto pensi.

Fonti

  1. Brinjikji W, Luetmer PH, Comstock B, et al. Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. American Journal of Neuroradiology, 2015;36(4):811-816.
  2. Zhong M, Liu JT, Jiang H, et al. Incidence of spontaneous resorption of lumbar disc herniation: a meta-analysis. Pain Physician, 2017;20(1):E45-E52.
  3. Chiu CC, Chuang TY, Chang KH, et al. The probability of spontaneous regression of lumbar herniated disc: a systematic review. Clinical Rehabilitation, 2015;29(2):184-195.
  4. Lin I, Wiles L, Waller R, et al. What does best practice care for musculoskeletal pain look like? British Journal of Sports Medicine, 2020;54(2):79-86.
[ Domande frequenti ]

Ernia del disco: risposte rapide.

No. Facendo una risonanza a persone di mezza età senza alcun mal di schiena, la grande maggioranza mostra degenerazione discale e circa una su tre una protrusione. Sono persone che stanno benissimo e non lo sanno: trovare un'ernia non significa aver trovato la causa del dolore.

Non rientra in senso letterale, come il dentifricio nel tubetto. Ma può riassorbirsi, ed è quello che succede nella maggior parte dei casi: circa due terzi delle ernie non operate mostrano segni di riassorbimento nelle risonanze di controllo. Curiosamente, più l'ernia è voluminosa, più è probabile che si riassorba.

Sì, con gradualità. I muscoli spinali sono ammortizzatori attivi: una schiena debole scarica più carico sul disco. Nessuno sport è vietato a priori e nessuno è migliore di un altro, nemmeno il nuoto. Meglio riprendere gradualmente quello che facevi prima.

Oltre le prime 24-48 ore, no: il riposo prolungato peggiora. Restare fermi mette il cervello in modalità difensiva e innesca la paura del movimento, che è tra i principali ostacoli al recupero.

In una minoranza di casi: perdita di forza progressiva a una gamba, dolore severo che non risponde dopo mesi di lavoro conservativo, oppure i segni della sindrome della cauda equina (perdita di sensibilità genitale o perineale, difficoltà a controllare urina e feci), che è un'emergenza. La decisione va presa con uno specialista.