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Ileopsoas: come allenare il muscolo che ci "infiamma".

Andiamo a conoscere il nostro muscolo ileopsoas: vediamo che cos'è e a cosa serve, perché è così importante, ma soprattutto cosa possiamo fare per andare a farlo stare meglio.

C'è un muscolo che quasi nessuno conosce per nome e che quasi tutti hanno teso. Sta nascosto in profondità, lo tieni accorciato ogni volta che ti siedi, e si irrigidisce quando sei sotto stress. Poi ti fa male la schiena e non capisci perché.

Cos'è l'ileopsoas e a cosa serve.

L'ileopsoas è fondamentalmente un muscolo che origina dalle ultime strutture lombari e si inserisce poi sul femore, consentendoci di effettuare la flessione del femore: quindi di piegare la gamba, oppure, se il femore è fermo, di piegare il tronco verso avanti.

Biomeccanicamente sono queste le sue funzioni. Ma sicuramente, da un punto di vista più generale, non si fermano qui.

Illustrazione anatomica dell'ileopsoas: lo psoas parte dalle vertebre lombari, l'iliaco dall'osso iliaco, e insieme si inseriscono sul femore

  • Due capi, un solo muscoloLo psoas parte dalle vertebre lombari, l'iliaco dalla faccia interna del bacino. Si uniscono e finiscono insieme sul femore.
  • È l'unico che collega schiena e gambaNessun altro muscolo unisce direttamente la colonna al femore. Per questo tocca così tante cose.
  • Attraversa l'ancaDa qui la sua funzione: flettere l'anca, cioè portare la gamba verso l'alto. O, a gamba ferma, piegare il tronco avanti.
  • Sopra di lui, il diaframmaSi aggancia più o meno alle stesse vertebre lombari. Stessa zona, due muscoli: quando uno si irrigidisce, l'altro se ne accorge.

Illustrazione anatomica realizzata su misura per Wild Human.

Un muscolo che collega la schiena alla gamba. Si capisce subito perché tocca così tante cose: parte dalla colonna, attraversa il bacino e finisce sul femore. Tutto quello che tira da un capo si sente all'altro.

Perché si contrae: diaframma, stress e postura.

Per le sue strette connessioni con altre catene muscolari, con altri muscoli, ma soprattutto con le nostre tensioni emotive, l'ileopsoas è un muscolo che facilmente può andare incontro a rigidità e contrazione.

È infatti un muscolo fortemente connesso con altri, e uno su tutti: il nostro diaframma. Per cui è un muscolo che spesso soffre anche delle nostre tensioni nervose, come lo stress e l'ansia.

Il meccanismo è questo: quando siamo in un eccessivo stato di ansia o di stress, quello che facciamo è andare quasi in apnea. Il respiro tende a farsi più veloce e più superficiale, questo porta il diaframma a lavorare in un modo non corretto, e questo si riflette sullo stato di tensione anche dell'ileopsoas, proprio per la sua stretta relazione e vicinanza anatomica.

Se vuoi capire fino in fondo cosa succede al piano di sopra, l'ho spiegato nei 5 sintomi di un diaframma bloccato.

Ovviamente poi è un muscolo coinvolto in tutte quelle problematiche lombari come il classico mal di schiena, quindi la lombalgia, ma anche in tutte le problematiche che riguardano l'arto inferiore, in particolare l'anca.

E infine è un muscolo coinvolto anche nella nostra postura. Quando abbiamo una postura eccessivamente chiusa e ingobbita, l'ileopsoas è continuamente accorciato, quindi va in uno stato di contrazione e di rigidità. Anche la nostra postura, di conseguenza, può trarre beneficio dal rinforzo e dall'allungamento di questo muscolo.

Aggiungo la parte che nel video non dico ma che vale la pena mettere per iscritto: stare seduti è la posizione in cui l'ileopsoas è accorciato al massimo. Otto ore di sedia al giorno sono otto ore in cui gli stai insegnando che quella è la sua lunghezza normale. Sul come rompere quel circolo, ci sono le 3P contro la sedentarietà.

Nel video vedi i tre esercizi eseguiti, se preferisci copiare il movimento guardandolo.

L'errore di allungarlo e basta.

Quello che spesso fanno le persone, e anche i professionisti, è sempre lo stesso: andare a stretchare questo muscolo, andare ad allungarlo.

Ma la verità è che questo non basta per farlo stare bene. Servono tutta una serie di cose, e tra queste sicuramente il rinforzo muscolare: perché nelle persone l'ileopsoas è un muscolo facilmente debole.

Non ci sono particolari test che ci possano dire con certezza se sta bene o sta male. Ci sono test che ci possono indicare uno stato di contrazione, ma la realtà dei fatti è che praticamente il 99% delle persone può trarre beneficio dagli esercizi che ti sto per mostrare.

Quindi non andremo a concentrarci solo sull'allungamento, ma anche sul rinforzo. Vediamo i tre esercizi.

La sequenza dei tre esercizi L'ORDINE CONTA: PRIMA LO RINFORZI, POI LO ALLUNGHI 1 2 3 Rinforzo Antagonisti Allungamento In piedi, anca e ginocchio a 90 gradi, isometria Ponte gluteo a una gamba, spinta dal tallone Affondo, bacino giù e respiri profondi 20 - 30 secondi 20 - 30 secondi 3-4 respiri · 3-4 serie Il senso della sequenza: un muscolo debole che allunghi e basta torna teso, perché la tensione era il suo modo di reggere il carico. Prima gli dai forza, poi gli chiedi spazio.
Dieci minuti, tutti i giorni. Non è un circuito da palestra: sono tre posizioni tenute con calma. Il valore sta nella ripetizione quotidiana, non nell'intensità della singola sessione.

Esercizio 1: rinforzo.

Il primo è un esercizio di rinforzo muscolare dell'ileopsoas, molto semplice, che possiamo fare da in piedi.

Consiste semplicemente nel sollevare la gamba, quindi andare a flettere l'anca (abbiamo detto che l'ileopsoas è il muscolo flessore dell'anca), e mantenere questa posizione in isometria: con anca e ginocchio a 90 gradi, per circa 20 o 30 secondi.

Se non riesci a stare in equilibrio, puoi attaccarti a una sedia o appoggiarti a una parete: solleva la gamba e resta in quella posizione a 90 gradi per venti, trenta secondi.

Questo è un ottimo esercizio per andare a rinforzare il nostro ileopsoas.

Esercizio 2: allungamento indiretto.

Come abbiamo detto, non possiamo lavorare settorialmente solo sul rinforzo o solo sull'allungamento: serve una rieducazione completa. Quindi il secondo esercizio è un esercizio di allungamento, ma indiretto.

Cosa vuol dire? Che possiamo allungare l'ileopsoas con un allungamento diretto, e lo vedremo dopo, oppure con un allungamento indiretto, facendo lavorare i muscoli antagonisti.

E qual è l'antagonista dell'ileopsoas? Se l'ileopsoas flette l'anca, il suo antagonista sarà l'estensore dell'anca: quindi tutta la nostra muscolatura dei glutei. Possiamo andare a rilasciare un po' di tensione sull'ileopsoas facendo lavorare attivamente i muscoli opposti.

L'esercizio è il ponte gluteo, nella versione a una gamba. Puoi portare una gamba appoggiata sull'altra, oppure tenerla dritta verso avanti, ma dal mio punto di vista è più comodo appoggiarla sull'altra gamba.

Porta il tallone vicino alle mani, che stanno distese lungo i fianchi, e da questa posizione, spingendo bene dal tallone, solleva il bacino da terra. Spalle rilassate, collo rilassato. In questo momento devi sentire una forte contrazione dei glutei. Tieni la posizione sempre 20 o 30 secondi.

In questo modo stai rinforzando la muscolatura dei glutei e andando a vincere attivamente le tensioni della parte anteriore, cioè dell'ileopsoas, che indirettamente viene in qualche modo allungato e perde la sua eccessiva rigidità.

Se non riesci a fare il ponte a una gamba, puoi farlo a due gambe: stessa posizione, appoggi entrambi i piedi e spingi il bacino verso l'alto, contraendo bene i glutei. Dovresti sentire anche un parziale allungamento nella parte anteriore.

[ Prima dell'ultimo esercizio ]

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Esercizio 3: stretching diretto.

A questo punto possiamo arrivare anche allo stretching diretto: l'abbiamo rinforzato, abbiamo alleggerito le tensioni indirettamente lavorando sulla muscolatura antagonista, e adesso possiamo dare uno stimolo anche in allungamento diretto.

Ci portiamo in posizione di affondo: un ginocchio appoggiato a terra, l'altro davanti con la gamba a 90 gradi. Un passo abbastanza lungo, e il busto che rimane bello dritto.

Da questa posizione, quello che voglio è portare il bacino verso il basso. Non voglio andare avanti col ginocchio: il ginocchio rimane dov'è, e io spingo giù il bacino. Se il ginocchio va avanti, vuol dire che probabilmente il passo è troppo corto: allunga il passo e scendi bene col bacino.

A questo punto inizierai a sentire una tensione sull'ileopsoas. Se vuoi, puoi aumentarla sollevando il braccio opposto alla gamba che sta davanti, e se vuoi aumentarla ancora puoi inclinarti leggermente di lato, sempre verso quel lato.

Da qui vai a fare dei bei respiri: prendi aria e butta fuori, tre o quattro respiri per lato. Poi cambi lato. Puoi fare tre o quattro serie per gamba.

In questo modo diamo uno stimolo in più in allungamento, associandolo a un esercizio di respirazione, e quindi di rilassamento anche di tutta la muscolatura diaframmatica.

Attenzione
Gli esercizi si fanno senza cercare il dolore: la tensione dell'allungamento sì, il dolore no. E se hai un mal di schiena acuto, un dolore che scende lungo la gamba con formicolii o perdita di forza, la valutazione viene prima degli esercizi fatti da soli.
Mito
"Se è teso, va allungato più a fondo." Un muscolo che tiene tensione spesso lo fa perché sta reggendo un carico che non riesce a sostenere. Allungarlo di più senza dargli forza è il modo migliore per ritrovarlo teso domani.

In conclusione.

Questi erano tre semplici esercizi che possono sin da subito portarti grandi risultati se li metti in pratica ogni giorno, costantemente.

L'ileopsoas ha tantissime funzioni, e se riusciamo a farlo lavorare meglio e a renderlo più efficiente può darci giovamento a 360 gradi: sulla lombalgia, sull'anca, sulla postura e anche su quel senso di rigidità che ti porti addosso quando ti alzi dalla sedia.

Ci leggiamo alla prossima,
Rob 🙂

[ Il passo successivo ]

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Roberto Bombagi

Roberto Bombagi

Fisioterapista e divulgatore scientifico

Da diversi anni mi occupo di divulgare salute e benessere generale, traducendo la ricerca scientifica su dolore, sonno e stress in cose che puoi applicare davvero, senza scorciatoie e senza allarmismi. La salute non è questione di genetica: con le scelte quotidiane puoi fare molto più di quanto pensi.

Fonti

  1. Sajko S, Stuber K. Psoas major: a case report and review of its anatomy, biomechanics, and clinical implications. Journal of the Canadian Chiropractic Association, 2009;53(4):311-318.
  2. Penning L. Psoas muscle and lumbar spine stability: a concept uniting existing controversies. European Spine Journal, 2000;9(6):577-585.
  3. Bordoni B, Zanier E. Anatomic connections of the diaphragm: influence of respiration on the body system. Journal of Multidisciplinary Healthcare, 2013;6:281-291.
  4. Behm DG, Blazevich AJ, Kay AD, McHugh M. Acute effects of muscle stretching on physical performance, range of motion, and injury incidence in healthy active individuals: a systematic review. Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism, 2016;41(1):1-11.
  5. Hoy MG, Zajac FE, Gordon ME. A musculoskeletal model of the human lower extremity: the effect of muscle, tendon, and moment arm on the moment-angle relationship of musculotendon actuators at the hip, knee, and ankle. Journal of Biomechanics, 1990;23(2):157-169.
  6. Konrad A, Močnik R, Nakamura M. Effects of pilates and stretching on hip flexor flexibility and function: a systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 2021;18(4):1936.
[ Domande frequenti ]

Ileopsoas: risposte rapide.

Origina dalle ultime strutture lombari e si inserisce sul femore. Serve a flettere l'anca, cioè a portare la gamba verso l'alto, e a femore fermo a piegare il tronco in avanti. È l'unico muscolo che collega direttamente la colonna alla gamba.

Per le sue connessioni con le altre catene muscolari, in particolare con il diaframma, e per il legame con le tensioni emotive: sotto stress il respiro si fa corto, il diaframma lavora male e l'ileopsoas si irrigidisce con lui. Aggiungici la postura chiusa e le ore da seduto, che lo tengono accorciato.

No, ed è l'errore più comune. Nella maggior parte delle persone è anche debole, e un muscolo debole che allunghi e basta torna teso. Serve la sequenza completa: rinforzo, lavoro sui glutei come antagonisti, e solo dopo allungamento diretto.

Ogni giorno: sono una decina di minuti in tutto. Tenute di 20-30 secondi per il rinforzo in piedi e per il ponte gluteo, e per lo stretching in affondo tre o quattro respiri per lato, con tre o quattro serie per gamba.

La tensione dell'allungamento è normale, il dolore no: riduci l'ampiezza. E se hai un mal di schiena acuto, oppure un dolore che scende lungo la gamba con formicolii o perdita di forza, fatti valutare prima di lavorarci da solo.