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La routine ibrida.

Non per diventare un bodybuilder, né un atleta olimpico. Per una cosa che per me conta ancora di più: essere performante nella vita di tutti i giorni.

Oggi ti porto dentro la mia routine di allenamento. Ti spiego cosa faccio ogni settimana tra palestra, CrossFit, sport e movimento quotidiano, e soprattutto perché lo faccio così: la struttura conta meno della logica che ci sta dietro.

Divido i miei allenamenti in quattro grandi categorie. La prima è la palestra, quindi la classica sala pesi. La seconda è il CrossFit. La terza è lo sport vero e proprio. E la quarta, quella che quasi tutti sottovalutano, è il movimento generale.

Le quattro categorie.

Prima di entrare nel dettaglio, questa è la fotografia della settimana. Non è uno schema fisso: cambia con le stagioni e con gli impegni, e va letto come una gerarchia di priorità più che come un calendario.

Le quattro categorie della settimana QUATTRO CATEGORIE, QUATTRO QUALITÀ DIVERSE SALA PESI 2-3 volte a settimana forza massa efficienza nei gesti essenziali CROSSFIT 1-2 volte a settimana potenza resistenza metabolica lucidità sotto sforzo SPORT 3-4 volte a settimana reattività coordinazione stimolo cognitivo e sociale MOVIMENTO OGNI GIORNO senza programma camminare, scale zona 2, rucking surf, padel e quel che capita Nessuna categoria è il piatto forte: il senso della struttura è che nessuna delle quattro qualità resti scoperta.
Non sommare le frequenze aspettandoti di dover fare tutto. Le sedute si sovrappongono, e la terza di palestra esiste solo se ho tempo e non ho già fatto sport o CrossFit. Nella parte finale c'è la settimana vera, sovrapposizioni comprese.

1. La palestra.

Vado in sala pesi due volte a settimana, massimo tre. Nelle due sessioni fisse seguo sempre una struttura semplice ma super efficace, divisa in tre blocchi.

Si parte sempre con un fondamentale: panca, squat, stacco, strict press, trazioni. Esercizi multiarticolari pesanti, che coinvolgono più catene muscolari contemporaneamente, e li alleno soprattutto con l'obiettivo di sviluppare forza e migliorare l'efficienza del mio corpo nei movimenti essenziali.

Dopo il fondamentale inserisco due esercizi complementari, quasi sempre abbinati in superserie per questione di tempistiche. Per esempio una spinta e una trazione: se ho fatto panca, magari abbino dips più trazioni.

E infine due o tre esercizi accessori. Ma non con l'obiettivo di isolare un muscolo, anche perché non si isola mai davvero niente: tendo a focalizzarmi su aree spesso trascurate e comunque fondamentali per la stabilità e la trasmissione della forza, come i tricipiti, le spalle posteriori e il core.

La struttura della seduta in tre blocchi UNA SEDUTA, TRE BLOCCHI, IN QUEST'ORDINE BLOCCO 1 Un fondamentale panca, squat, stacco, strict press, trazioni obiettivo: forza BLOCCO 2 Due complementari in superserie, spinta e trazione abbinate obiettivo: tempo e gesto BLOCCO 3 Due o tre accessori tricipiti, spalle posteriori, core obiettivo: stabilità L'ordine non è estetico: il fondamentale va quando il sistema nervoso è fresco, gli accessori quando non serve più esserlo.
La terza seduta è la variabile. Esiste solo se ho tempo e non ho già fatto sport o CrossFit: è una sessione bonus, non un obbligo. Il piano regge anche senza, ed è il motivo per cui regge.

Perché le superserie.

Questa scelta la faccio principalmente per due motivi.

Il primo è l'ottimizzazione del tempo. Lavorando in superserie, alternando gruppi muscolari antagonisti, riduco i tempi morti e riesco a mantenere una buona intensità anche quando ho poco tempo. Siamo tutti impegnati, quindi allenarsi in modo intelligente è fondamentale. In letteratura questa cosa è documentata: le tecniche come le superserie possono ridurre di circa la metà la durata della seduta mantenendo lo stesso volume di lavoro.

Il secondo è la funzionalità del gesto. Spingere e tirare sono schemi motori fondamentali che usiamo ogni giorno: aprire una porta, spostare un oggetto, arrampicarsi, proteggersi. Allenarmi così rispecchia la logica del corpo, che non funziona per distretti muscolari separati, ma per sistemi che collaborano tra loro.

Alleno la funzione, non l'estetica.

Certo, poi fa piacere vedersi bene allo specchio. Ma io ragiono in termini più ancestrali: il corpo premia ciò che sa fare, non solo come appare.

Non ho un fisico da bodybuilder, nonostante mi alleni da anni, e questo è esattamente il fisico che voglio, perché rispecchia le mie necessità reali: fare sport, essere agile, resistente, flessibile, quindi capace di adattarmi.

Posso staccare 200 kg da terra, così come completare un HYROX o correre una mezza maratona, ma anche giocare a tennis con reattività e affrontare una partita di rugby con potenza e resistenza. Mi piace sentirmi pronto a tutto. Questa è la mia idea di fitness: un corpo adattabile, non troppo grosso, non troppo tirato, ma estremamente funzionale.

2. Il CrossFit.

Faccio una, massimo due sessioni di CrossFit a settimana, dipende un po' dal periodo e da come incastro tutto il resto.

A volte partecipo alle classi, quindi non so cosa trovo, e le uso soprattutto per stimolare la parte più metabolica con dei WOD ad alta intensità. Altre volte faccio degli open box, e in quel caso seguo una mia programmazione.

Quando programmo io, inizio generalmente con un'alzata olimpica: uno snatch, oppure un clean and jerk. Amo queste alzate perché sono esercizi complessi, anche complicati, esplosivi, che sviluppano potenza pura.

E la potenza è una qualità che perdiamo molto prima della massa muscolare e della forza. In letteratura si è iniziato a chiamarla powerpenia, in parallelo alla sarcopenia che riguarda la massa e alla dinapenia che riguarda la forza. È un indicatore importante di fragilità e di rischio di cadute, soprattutto con l'avanzare dell'età: chi perde la capacità di esprimere forza in fretta è chi non riesce più a recuperare l'equilibrio dopo un inciampo.

Dopo l'alzata olimpica passo generalmente a un MetCon, cioè tre o quattro esercizi combinati in circuito a intensità medio alta, spesso con poco recupero. Qui lavoro soprattutto sulla resistenza metabolica, sulla salute cardiovascolare, sulla capacità di recupero e anche sul saper restare lucido sotto sforzo. Se ho tempo chiudo con un po' di accessori mirati.

Il CrossFit per me è un modo straordinario di allenare corpo e mente insieme. Non è solo questione di muscoli o di migliorare la capacità aerobica: è anche il modo in cui affronti la fatica. Come reagisci quando il cuore ti batte all'impazzata, vorresti fermarti, e devi finire il workout.

Le alzate olimpiche
Snatch e clean and jerk non si imparano da un video. Sono gesti tecnici a velocità alta, con un bilanciere sopra la testa: la tecnica va costruita con un istruttore qualificato, partendo dal bastone e da carichi ridicoli. Farli male, o farli stanco a fine seduta, è uno dei modi più diretti per infortunarsi a spalle e schiena.
Prima dell'alta intensità
Se hai ipertensione non controllata, una cardiopatia nota, aritmie, o se sei sedentario da anni, non partire dai lavori ad alta intensità tipo MetCon o HIIT: prima una valutazione medica e un periodo di costruzione graduale. Vale anche in gravidanza e nel post parto, dove il carico va adattato con chi ti segue.
Non copiare i volumi
Quello che leggi qui è il carico di una persona che si allena da anni e lo ha costruito lentamente. Sommare da domani pesi, CrossFit e tre uscite di sport è il modo più efficace per farsi male o per smettere entro un mese. Due sedute di forza a settimana più il movimento quotidiano sono già un ottimo punto di partenza.
Quando fermarsi
Un dolore che peggiora seduta dopo seduta, che ti sveglia di notte o che compare a riposo non è normale indolenzimento: va valutato. Lo stesso vale per dolore articolare acuto durante un'alzata: si smette, non si finisce la serie.
[ Prima di continuare ]

Prima della routine, il punto di partenza.

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3. Lo sport.

La terza attività è lo sport vero e proprio, e in questo momento il mio sport principale è il tennis, che pratico tre o quattro volte a settimana. L'ho riscoperto da poco e me ne sono completamente innamorato nell'ultimo anno.

È uno sport che coinvolge tutto: il corpo, la mente, la reattività, la coordinazione. E da fisioterapista divulgatore quello che più mi affascina è la sua complessità cognitiva. Ogni scambio richiede attenzione continua, decisioni in frazioni di secondo, controllo motorio fine, coordinazione occhio mano e capacità di adattarsi in tempo reale agli stimoli.

E il cervello, quando è stimolato in questo modo, risponde. Durante attività come il tennis si osserva un aumento del BDNF, il brain derived neurotrophic factor: una proteina che favorisce la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di adattarsi, creare nuove connessioni e migliorare le funzioni cognitive. Questo aiuta a preservare il cervello dall'invecchiamento, e migliora umore, attenzione e resilienza allo stress.

Ci sono poi dei dati molto interessanti sugli sport di racchetta e la longevità. Il Copenhagen City Heart Study ha seguito 8.577 persone per un massimo di 25 anni, e i guadagni di aspettativa di vita associati ai diversi sport sono risultati molto diversi tra loro.

Aspettativa di vita e tipo di sport ANNI DI ASPETTATIVA DI VITA IN PIÙ RISPETTO AI SEDENTARI Tennis Badminton Calcio Ciclismo Nuoto Jogging Ginnastica a corpo libero Attività in palestra 9,7 6,2 4,7 3,7 3,4 3,2 3,1 1,5 8.577 persone seguite fino a 25 anni. Sono associazioni, non prove di causa: gli autori attribuiscono buona parte del vantaggio alla componente sociale.
Attenzione a come si legge questo grafico. Non dice che il tennis allunga la vita di dieci anni: dice che chi lo pratica vive più a lungo, e chi lo pratica ha in genere anche altre cose a favore. La lettura utile è quella degli autori: gli sport che si fanno con altre persone rendono più di quelli che si fanno da soli, e questo è replicabile in qualsiasi sport tu scelga.

Gli autori spiegano il vantaggio con la combinazione di tre ingredienti: attività intermittente ad alta intensità, interazione sociale, perché nei circoli si conoscono persone e c'è qualcuno con cui competere, e coinvolgimento cognitivo attivo, come abbiamo visto.

Quindi per me il tennis rappresenta l'equilibrio perfetto tra gioco, divertimento, performance e benessere mentale. Fa parte a pieno titolo del mio modo di vivere il fitness: non solo allenarsi per aumentare i carichi, ma muoversi per vivere meglio anche tra 20, 30, 40 anni.

4. Il movimento generale.

La quarta categoria è quella che spesso viene sottovalutata. Qui ci metto tutto quello che non è allenamento strutturato, ma che fa una differenza enorme.

  • Camminare ogni giorno, magari durante le chiamate, o mentre faccio la spesa
  • Prendere le scale e stare attivo durante il giorno invece di restare seduto: le conseguenze del contrario le ho raccontate nell'articolo sulla sedentarietà
  • Gli sport occasionali che pratico in modo libero: il surf adesso nel periodo estivo
  • Il rucking, cioè camminate più impegnative con uno zaino zavorrato, che generalmente uso per fare la mia Zona 2, una particolare zona di allenamento benefica per cuore e cervello
  • Qualche partitella di padel, rugby, o qualsiasi altro sport mi capiti di fare

Perché alla fine il movimento non è solo qualcosa da fare in palestra: è un modo di vivere il proprio corpo in ogni momento della giornata. E spesso è proprio il movimento quotidiano, a prescindere dallo sport, a fare davvero la differenza per la salute nel lungo termine.

Come si incastra tutto.

Questa è la mia routine settimanale. Come vedi ha una sua struttura, ma è anche estremamente flessibile: cambia con le stagioni e con gli impegni, e ha sempre un unico obiettivo, cioè sentirmi bene, muovermi meglio e vivere al massimo ogni giorno.

Non mi alleno per eccellere in una sola cosa, per diventare un bodybuilder o solo un powerlifter. Mi alleno per essere pronto a tutto: sentirmi bene, e avere un corpo in grado di adattarsi a qualsiasi sfida della vita quotidiana.

E non nascondo che ho un animo abbastanza competitivo, quindi in qualunque cosa faccio ci metto il 100% e cerco di arrivare agli stessi risultati di chi magari fa solo quello tutti i giorni. Poi ovviamente non ci riesco sempre, ma questa attitudine mi fa ottenere buoni risultati in tutto, ed è per me la cosa più bella di vivere lo sport in questo modo.

Se dovessi darti una sola cosa da portarti via, è questa: non cercare la routine perfetta, cerca quella che copre le quattro qualità anche in versione ridotta. Due sedute di pesi, un lavoro un po' intenso, uno sport che ti piace davvero e una camminata al giorno battono qualunque programma perfetto che abbandoni a settembre.

Fammi sapere nei commenti come ti alleni tu, e se questo tipo di routine può ispirarti.

Ci leggiamo alla prossima,
Rob 🙂

[ Il passo successivo ]

Quattro qualità. Da quale parti tu?

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Roberto Bombagi

Roberto Bombagi

Fisioterapista e divulgatore scientifico

Da diversi anni mi occupo di divulgare salute e benessere generale, traducendo la ricerca scientifica su dolore, sonno e stress in cose che puoi applicare davvero, senza scorciatoie e senza allarmismi. La salute non è questione di genetica: con le scelte quotidiane puoi fare molto più di quanto pensi.

Fonti

  1. Schnohr P, O'Keefe JH, Lange P, et al. Various leisure-time physical activities associated with widely divergent life expectancies: the Copenhagen City Heart Study. Mayo Clinic Proceedings, 2018;93(12):1775-1785.
  2. Freitas SR, Cruz-Montecinos C, Ratel S, Pinto RS. Powerpenia should be considered a biomarker of healthy aging. Sports Medicine - Open, 2024;10. doi:10.1186/s40798-024-00689-6
  3. Reid KF, Fielding RA. Skeletal muscle power: a critical determinant of physical functioning in older adults. Exercise and Sport Sciences Reviews, 2012;40(1):4-12.
  4. Iversen VM, Norum M, Schoenfeld BJ, Fimland MS. No time to lift? Designing time-efficient training programs for strength and hypertrophy: a narrative review. Sports Medicine, 2021;51(10):2079-2095.
  5. Szuhany KL, Bugatti M, Otto MW. A meta-analytic review of the effects of exercise on brain-derived neurotrophic factor. Journal of Psychiatric Research, 2015;60:56-64.
  6. Robinson MM, Dasari S, Konopka AR, et al. Enhanced protein translation underlies improved metabolic and physical adaptations to different exercise training modalities in young and old humans. Cell Metabolism, 2017;25(3):581-592.
  7. Ekelund U, Tarp J, Steene-Johannessen J, et al. Dose-response associations between accelerometry measured physical activity and sedentary time and all cause mortality: systematic review and harmonised meta-analysis. BMJ, 2019;366:l4570.
  8. Bull FC, Al-Ansari SS, Biddle S, et al. World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour. British Journal of Sports Medicine, 2020;54(24):1451-1462.
[ Domande frequenti ]

Routine ibrida: risposte rapide.

Che non punti a eccellere in una sola qualità, ma a tenerne insieme più di una: forza, potenza, capacità aerobica, coordinazione. In pratica si combinano sala pesi, un lavoro metabolico, uno sport e il movimento quotidiano, accettando di non essere il più forte né il più resistente in assoluto.

Da due sedute di forza a settimana con la struttura in tre blocchi, e da una camminata quotidiana. Il resto si aggiunge dopo, quando le prime due sono diventate un'abitudine e non uno sforzo di volontà. Sommare tutto da subito è il modo più rapido per smettere.

Per due motivi: dimezzano i tempi morti a parità di volume di lavoro, e abbinando una spinta e una trazione allenano schemi motori che nella vita reale usiamo insieme. Sono particolarmente adatte alla forza e all'ipertrofia in poco tempo, meno alla forza massimale pura.

Sì, ed è esattamente la logica ibrida, ma vanno gestiti i recuperi: non due giorni di alta intensità consecutivi, e mai l'alzata tecnica a fine seduta quando sei stanco. Se ti alleni da poco, tieni una sola sessione intensa a settimana.

No. Gli ingredienti che sembrano contare sono tre: intensità intermittente, coinvolgimento cognitivo e presenza di altre persone. Padel, calcetto, basket, arrampicata o ballo li contengono tutti. Il criterio più importante resta uno: che ti piaccia abbastanza per farlo ancora fra due anni.